La diagnosi del tumore colon-rettale passa attraverso il Dna

Entra nella fase validazione il Fluorescence Long DNA, test sviluppato dall’IRCCS IRST di Meldola (FC) e Diatech Pharmacogenetics che consente diagnosi precoci, non invasive ed economiche

Addio colonscopie inutili. La diagnosi del cancro al colon retto ora passa anche attraverso un test sul Dna. Ed oltre ad essere meno invasiva diventa anche più veloce e economica, aumentando così in modo significativo la sopravvivenza del paziente. Continua a dare i risultati sperati il Fluorescence Long DNA (Fl-DNA), che si basa su una semplice analisi della qualità del DNA delle cellule di esfoliazione della mucosa del colon presenti nelle feci. Il test, nato dalla collaborazione tra l’IRCCS IRST – Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola (FC) e Diatech Pharmacogenetics, azienda italiana leader nel mercato della farmacogenetica, è infatti pronto per essere testato in più centri e laboratori italiani. La sperimentazione iniziata nel 2009 all’IRCCS IRST raggiunge così un passaggio fondamentale verso l’utilizzo su larga scala. Tra i centri interessati a partecipare a questo percorso vi sono l’IRCCS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia di Reggio Emilia, l’AUSL di Bologna, l’IRCCS Cà Granda Ospedale Policlinico di Milano, l’Ospedale Rinaldi di Pescina (AQ), l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa. Rispetto alla diagnostica attualmente più utilizzata, il FOBT, che analizza la presenza di sangue nelle feci, il nuovo test Fl-DNA , messo a punto dallo staff del Dr. Daniele Calistri, Responsabile della Diagnostica Molecolare del Laboratorio di Bioscienze IRCCS IRST, valuta la quantità e la qualità del DNA delle cellule di esfoliazione della mucosa del colon presenti nelle feci. E in particolare se questo materiale genetico appartenga a cellule provenienti da tessuti tumorali. Un test veloce e soprattutto maggiormente predittivo rispetto alla diagnostica FOBT, i cui risultati purtroppo sono soggetti alle intermittenze del sanguinamento delle lesioni tumorali. I risultati preliminari pubblicati nel 2010 su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention hanno confermato come il Fl-DNA possa identificare con una maggiore sensibilità, a differenza del FOBT, forme precoci di tumore colo-rettale. Le sperimentazioni svolte finora hanno dimostrato la possibilità di identificare forme più precoci della malattia e di ridurre i casi falsamente negativi. Inoltre il test permetterebbe di evitare colonscopie invasive e più onerose. Il kit, infatti, risulta essere più economico rispetto ad altre diagnosi: non solo perché può ridurre il numero di esami strumentali invasivi e più costosi, come la colonscopia, ma anche per il fatto che è già possibile utilizzarlo in laboratori dotati di strumentazioni standard. Questo perché il test non richiede strumentazioni particolari.“Una volta validato– ha detto il Prof. Dino Amadori, Direttore Scientifico dell’IRCCS IRST – questo test potrà permettere attività di screening riducendo accertamenti colonscopici e possibilmente individuare i casi che sfuggono alle attuali indagini. Il gruppo multidisciplinare di altissime professionalità che si è formato sotto il coordinamento dell’IRST per affrontare questo percorso, affronterà lo studio anche delle cause di questo carcinoma e le caratteristiche biologiche che ne condizionano lo sviluppo”. “Ampliare i test a più centri– ha commentato il presidente di Diatech Pharmacogenetics Fabio Biondi -, rinomati per diagnosi e cura del cancro, ci fa guardare avanti con fiducia alla prospettiva dell’introduzione di trattamenti rivoluzionari nella diagnosi precoce del colon retto volti a sconfiggere questa malattia definitivamente. In tal senso gioca un ruolo chiave la diagnosi precoce che potrebbe introdurre la tecnica del Fluorescence Long DNA. Non scordiamoci che la percentuale di guarigione sale se questo tumore viene diagnosticato in fase iniziale”. La validazione multicentrica del kit punta a confermare su un’ampiacasistica, distribuita sull’intero territorio nazionale, i presupposti che hanno portato allo sviluppo del Fl-DNA: rendere sempre più precoce e puntuale la diagnosi del tumore colon-rettale rispetto alle attuali metodologie diagnostiche, aumentando così in maniera significativa la sopravvivenza del paziente; abbattere tempi di risposta e costi a carico del Servizio Sanitario anche in ottica preventiva. La fase di validazione oltre a coinvolgere più centri in Italia, affronterà un’amplia schiera di casi. I campioni analizzati, dopo opportuno consenso, proverranno sia da persone inserite in progetti di screening sia dalle Unità di Gastroenterologia: l’intenzione è, nel primo caso, di evidenziare la presenza di falsi positivi mentre nel secondo valutare la sensibilità del kit nel trovare (e dunque avviare a cura) nuovi casi. Il tumore al colon-retto rappresenta il terzo per incidenza tra gli uomini (circa 21mila nuovi casi all’anno) e il secondo tra le donne (oltre 17mila) e il secondo per mortalità (10-15%) in entrambi i sessi. Oltre agli aspetti preventivi (alcuni studi dimostrano quanto diete ricche di frutta e verdura sembrino avere un ruolo protettivo) gioca un ruolo fondamentale la diagnosi precoce: la sopravvivenza a questo tipo di carcinoma a cinque anni sale infatti al 90% dei casi se i tumori sono rilevati ad uno stadio iniziale.

 

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2017-08-22T16:44:40+00:00